COS’È L’IRC

 

Per comprendere che cos’è “l’insegnamento della Religione Cattolica” (IRC) è necessario approfondire due aspetti fondamentali:

A. le normative che regolano l’IRC come disciplina scolastica

B. l’IRC come opportunità educativa offerta agli studenti e alle famiglie

A. IRC e Normativa

L’IRC in Italia è una disciplina scolastica a tutti gli effetti. La sua finalità non è, quindi, di ordine catechistico, cioè di approfondimento dell’adesione personale di fede a Gesù all’interno della Chiesa cattolica, ma di ordine formativo-culturale, cioè di sviluppo di apprendimenti scolastici riferiti alle fede cristiana cattolica (in dialogo con altre confessioni cristiane o altre religioni), indipendentemente dalle proprie convinzioni personali.
Questo insegnamento è regolato da alcune norme fondamentali:

la Legge n. 121 del 25 marzo del 1985 recante “Ratifica ed esecuzione dell’accordo con protocollo addizionale, firmato a Roma il 18 febbraio 1984, che apporta modifiche al Concordato lateranense dell'11 febbraio 1929, tra la Repubblica italiana e la Santa Sede”;

La presenza dell’IRC nel contesto scolastico italiano dipende da un “Accordo tra la Santa Sede e la Repubblica Italiana che apporta modificazioni al Concordato Lateranense”. Tale accordo è stato sottoscritto a Palazzo Madama dal presidente del Consiglio Bettino Craxi e dal Cardinale segretario di Stato Agostino Casaroli il 18 febbraio 1984. La ratifica e l’entrata in vigore dell’“Accordo” è avvenuta con la Legge n. 121 del 25 marzo del 1985.
L’articolo 9 dell’“Accordo”, al numero 2 riguarda esplicitamente l’IRC è specifica quanto segue:

“La Repubblica italiana, riconoscendo il valore della cultura religiosa e tenendo conto che i principi del cattolicesimo fanno parte del patrimonio storico del popolo italiano, continuerà ad assicurare, nel quadro delle finalità della scuola, l’insegnamento della religione cattolica nelle scuole pubbliche non universitarie di ogni ordine e grado. Nel rispetto della libertà di coscienza e della responsabilità educativa dei genitori, è garantito a ciascuno il diritto di scegliere se avvalersi o non avvalersi di detto insegnamento. All’atto dell’iscrizione gli studenti o i loro genitori eserciteranno tale diritto, su richiesta dell’autorità scolastica, senza che la loro scelta possa dar luogo ad alcuna forma di discriminazione”

L’articolo 9 qui sopra citato contiene delle indicazioni precise su che cosa è e deve essere l’IRC come insegnamento scolastico:

• è un insegnamento voluto dalla Repubblica Italiana, la quale riconosce il valore della cultura religiosa, per cui si deve poter assicurare un’adeguata conoscenza di tale dimensione culturale
• è un insegnamento assicurato dalla Repubblica Italiana, in quanto – non esistendo “la” religione, ma, concretamente, religioni diverse – la stessa Repubblica Italiana riconosce che il cattolicesimo (più di altre religioni o confessioni cristiane) fa parte del patrimonio storico-culturale del popolo italiano
• è un insegnamento che rientra a pieno titolo nelle finalità della scuola
• è un insegnamento curricolare, ma non obbligatorio: gli aventi diritto (genitori ed alunni) possono scegliere se avvalersene o meno
• la scelta di tale insegnamento non deve dare luogo ad alcuna forma di discriminazione

L’articolo 9 della Legge 121 offre quindi alcune indicazioni generali sul significato e il valore dell’IRC. I modi concreti con cui poi tale insegnamento deve essere strutturato all’interno del sistema scolastico pubblico (statale e paritario) sono stabiliti attraverso delle “intese” fra il Ministero dell’Istruzione dell’Università e della Ricerca (MIUR) e la Conferenza Episcopale Italiana (CEI).

il DPR 175/2012 recante “Esecuzione dell'intesa tra il Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca e il Presidente della Conferenza episcopale italiana per l'insegnamento della religione cattolica nelle scuole pubbliche, firmata il 28 giugno 2012;

Il Decreto del Presidente della Repubblica (DPR) 175 del 20 agosto 2012 (link al documento) reca l’“Esecuzione dell’intesa tra il Ministro dell’istruzione, dell’università e della ricerca e il Presidente della Conferenza episcopale italiana per l’insegnamento della religione cattolica nelle scuole pubbliche, firmata il 28 giugno 2012”.
Questo DPR, firmato dal Ministro Francesco Profumo e dal Cardinal Angelo Bagnasco, rappresenta una modifica al precedente DPR 751 del 16 dicembre 1985 recante “Esecuzione dell’intesa tra l’autorità scolastica italiana e la Conferenza episcopale italiana per l’insegnamento della religione cattolica nelle scuole pubbliche”, firmato dal Ministro Franca Falcucci e dal Cardinal Ugo Poletto.

All’interno del DPR 175/2012 (convenzionalmente chiamato “Intesa fra il MIUR e la CEI sull’IRC”) sono riportati i seguenti punti:

1. Indicazioni didattiche per l’insegnamento della religione cattolica
2. Modalità di organizzazione dell’insegnamento della religione cattolica
3. Criteri per la scelta dei libri di testo
4. Profili per la qualificazione professionale degli insegnanti di religione

1. Rispetto alle Indicazioni didattiche per l’IRC il testo dell’“Intesa” chiarisce che

• l’IRC va impartito nel rispetto della libertà di coscienza degli alunni
• l’IRC va impartito secondo indicazioni didattiche conformi alla dottrina della Chiesa cattolica
• l’IRC deve collocarsi nel quadro delle finalità della scuola
• le indicazioni didattiche dell’IRC per ogni ordine e grado scolastico sono approvate tramite DPR, su proposta del MIUR e d’intesa con la CEI, la quale è l’unica ad essere riconosciuta competente rispetto agli aspetti dottrinali collegati all’IRC

2. Per quanto riguarda le Modalità di organizzazione l’“Intesa” stabilisce che

• il diritto di scegliere se avvalersi o meno dell’IRC non deve generare alcuna forma di discriminazione, nemmeno rispetto alla formazione delle classi e alla collocazione oraria delle stesse
• la scelta di avvalersi o meno dell’IRC va fatta all’atto dell’iscrizione ad un anno scolastico ed ha valore per l’intero anno; nei casi in cui gli aventi diritto non intendano di anno in anno modificare la loro scelta, compiuta una determinata scelta all’inizio di un “ciclo scolastico”, tale scelta viene confermata d’ufficio di anno in anno
• il MIUR assicurerà una tempestiva informazione agli aventi diritto (genitori e alunni) su che cos’è l’IRC
• l’IRC può essere impartito da insegnanti qualificati che sono stati riconosciuti idonei ad insegnarlo dalla competente autorità eccleisale (cioè il Vescovo di una Diocesi) d’intesa con la competente autorità scolastica (il Direttore dell’Ufficio Scolastico Territoriale)
• ogni IdRC fa parte a pieno titolo della comunità dei docenti e gode degli stessi diritti e doveri di tutti i suoi colleghi: partecipa a pieno titolo a tutte le attività collegate con l’insegnamento scolastico (Collegi dei Docenti, Consigli di Classe, ecc…)
• ogni IdRC deve valutare gli alunni che se ne avvalgono attraverso una speciale nota a parte rispetto alla pagella in cui segnalare, con un giudizio (non un voto), l’interesse e il profitto tratto da ciascun alunno rispetto alla frequentazione della materia

3. Rispetto alla scelta dei libri di testo scolastici per l’IRC viene stabilito che

• sono testi scolastici a pieno titolo e sottostanno, quindi, alle specifiche normative previste per ogni altro libro di testo scolastico
• devono menzionare al loro interno il “nulla osta” della CEI e l’approvazione (imprimatur) del Vescovo locale
• vanno adottati da un Consiglio di Classe su proposta dell’insegnante di Religione Cattolica (Idrc) e secondo le consuete norme di adozione di ogni altro libro di testo scolastico

4. I nuovi Profili per la qualificazione professionale stabiliscono con esattezza quali sono i titoli di studio adeguati di cui ogni IdRC deve essere in possesso a partire dall’anno scolastico 2017-18. Questo a motivo del fatto che “L’insegnamento della religione cattolica, impartito nel quadro delle finalità della scuola, deve avere dignità formativa e culturale pari a quella delle altre discipline”

il DPR 11 febbraio 2010, recante “Traguardi per lo sviluppo delle Competenze e Obiettivi di Apprendimento dell’insegnamento della religione cattolica per la scuola dell’infanzia e per il Primo Ciclo d’istruzione”;

IL DPR 11 febbraio del 2010 reca i “Traguardi per lo sviluppo delle Competenze e Obiettivi di Apprendimento dell’insegnamento della religione cattolica per la scuola dell’infanzia e per il Primo Ciclo d’istruzione”, sottoscritti dal Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, dal Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi e dal Ministro dell’Istruzione Mariastella Gelmini.

I Traguardi di Sviluppo delle Competenze (TSC) e gli Obiettivi di Apprendimento (OA) dell’IRC sono riferiti alle scuole del “Primo ciclo”, ovvero alla Scuole dell’Infanzia, la Scuola Primaria e la Scuola Secondaria di Primo Grado.

1. Nelle Scuole dell’Infanzia

“Le attività in ordine all’insegnamento della religione cattolica, per coloro che se ne avvalgono, offrono occasioni per lo sviluppo integrale della personalità dei bambini, aprendo alla dimensione religiosa e valorizzandola, promuovendo la riflessione sul loro patrimonio di esperienze e contribuendo a rispondere al bisogno di significato di cui anch’essi sono portatori. Per favorire la loro maturazione personale, nella sua globalità, i traguardi relativi all’IRC sono distribuiti nei vari campi di esperienza”.

Le attività didattiche dell’IRC, quindi, non sono considerate scollegate dalle altre attività della scuola, ma si integrano con esse attraverso una specifica declinazione dei “Campi di Esperienza” (CdE) a cui tutte le attività della Scuola dell’Infanzia devono fare riferimento.

2. Nelle Scuole Primarie, la finalità dell’IRC è la seguente: 

“L’insegnamento della religione cattolica fa sì che gli alunni riflettano e si interrogano sul senso della loro esperienza per elaborare ed esprimere un progetto di vita, che si integri nel mondo reale in modo dinamico, armonico ed evolutivo”.

In particolare, l’IRC:

• si inserisce, preferibilmente, nell’area linguistico-artistico-espressiva
• va impartito “a partire dal confronto interculturale e interreligioso”, in modo che l’alunno giunga a porsi domande di senso nel confronto aperto fra cristianesimo e altre tradizioni religiose
• concorre alla formazione integrale della persona ed in particolare alla formazione della dimensione spirituale e religiosa -si noti che tale formazione integrale della persona anche nei suoi aspetti religiosi e spirituali è obiettivo dichiarato di tutta la scuola e non solo dell’IRC, come riportato nelle “Indicazioni nazionali per il curricolo della scuola dell’infanzia e del primo ciclo d’istruzione”
• si collega alla tradizione cristiano cattolica in quanto patrimonio storico-culturale del popolo italiano, in dialogo con altre confessioni cristiane e altre religioni
• mira, attraverso la sua proposta educativa, allo sviluppo di un responsabile progetto di vita che si incarni in personalità capaci di dialogo rispettoso e accogliente verso qualsiasi persona
• si offre come insegnamento che promuove attività interdisciplinari, capaci di fare “sintesi” dei saperi affrontati analiticamente nelle altre discipline
• prevede degli OA suddivisi in quattro “ambiti tematici”:
Dio e l’uomo, con i principali riferimenti storici e dottrinali del cristianesimo
la Bibbia e le fonti, per offrire una base documentale alla conoscenza
il linguaggio religioso, nelle sue declinazioni verbali e non verbali
i valori etici e religiosi, per illustrare il legame che unisce gli elementi squisitamente religiosi con la crescita del senso morale e lo sviluppo di una convivenza civile, responsabile e solidale.

3. Nelle Scuole Secondarie di Primo Grado, vengono specificati ed ulteriormente approfonditi, secondo una logica di sviluppo ciclico delle competenze disciplinari, le finalità, i TSC, gli OA (con i loro ambiti tematici) individuati per le Scuole Primarie.

Il DPR 11 febbraio del 2010, dunque, stabilisce con chiarezza che l’IRC non è un insegnamento che ha di mira una qualche forma di indottrinamento o di proselitismo cattolico, bensì un insegnamento scolastico che promuove la laicità della Repubblica in un’ottica di dialogo interculturale e interreligioso. Infatti, chiarisce il DPR, “come espressione della laicità dello Stato, l’IRC è offerto a tutti in quanto opportunità preziosa per la conoscenza del cristianesimo, come radice di tanta parte della cultura italiana ed europea”.

il DPR 176/2012, recante “Esecuzione dell'intesa sulle indicazioni didattiche per l'insegnamento della religione cattolica nelle scuole del secondo ciclo di istruzione e nei percorsi di istruzione e formazione professionale firmata il 28 giugno 2012 tra il Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca e il Presidente della Conferenza episcopale italiana”

Il DPR 176 del 20 agosto del 2012 reca l’“Esecuzione dell’intesa sulle indicazioni didattiche per l’insegnamento della religione cattolica nelle scuole del secondo ciclo di istruzione e nei percorsi di istruzione e formazione professionale firmata il 28 giugno 2012 tra il Ministro dell’istruzione, dell’università e della ricerca e il Presidente della Conferenza episcopale italiana”, firmata dal Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, dal Presidente del Consiglio Mario Monti, e dal Ministro dell’Istruzione Francesco Profumo.

Il DPR riporta i Traguardi di Sviluppo delle Competenze (TSC), suddividi per Conoscenze ed Abilità, a cui ogni studente delle Scuole Secondarie di Secondo Grado deve giungere alla fine del primo biennio (primi due anni di scuola e conclusione dell’obbligo scolastico) e alla fine del secondo biennio e quinto anno (fine degli studi non universitari).

In particolare, sono individuate le specifiche indicazioni didattiche per l’IRC:

1. nei licei
2. negli istituti tecnici
3. negli istituti professionali
4. negli istituti o centri di formazione professionale

Al di là delle specificità dei TSC di ciascuno di questi indirizzi scolastici, il DPR chiarisce quali debbano essere le finalità e gli obiettivi dell’IRC nelle Scuole Secondarie di Secondo Grado. Si legge nel testo:

Lo studio della religione cattolica promuove, attraverso un’adeguata mediazione educativo-didattica, la conoscenza della concezione cristiano-cattolica del mondo e della storia, come risorsa di senso per la comprensione di sé, degli altri e della vita.
A questo scopo l’IRC affronta la questione universale della relazione tra Dio e l’uomo, la comprende attraverso la persona e l’opera di Gesù Cristo e la confronta con la testimonianza della Chiesa nella storia. In tale orizzonte, offre contenuti e strumenti per una riflessione sistematica sulla complessità dell’esistenza umana nel confronto aperto fra cristianesimo e altre religioni, fra cristianesimo e altri sistemi di significato.
L’IRC, nell’attuale contesto multiculturale, mediante la propria proposta, promuove tra gli studenti la partecipazione ad un dialogo autentico e costruttivo, educando all’esercizio della libertà in una prospettiva di giustizia e di pace”.

Anche in questo caso, come nel caso delle scuole del Primo Ciclo d’Istruzione, emerge limpidamente l’impostazione interculturale e interreligiosa dell’IRC: disciplina curricolare che può favorire processi interculturali ed interreligiosi attraverso cui gli studenti giungano a costruire relazioni all’insegna del rispetto reciproco e della comunione fra loro, proprio in virtù della sua conformazione normativa concordataria.

B. IRC ed Educazione

Nella sezione “IRC e Normativa” si è esplicitato come l’IRC sia un insegnamento scolastico di cui gli studenti e le loro famiglie possono avvalersi. Tale possibilità di scelta rimanda al ruolo propriamente educativo che l’IRC può svolgere a servizio dell’istruzione delle giovani generazioni e di cui sono incaricati anzitutto i genitori, secondo quanto stabilito dall’articolo 30 della Costituzione della Repubblica Italiana.
Per approfondire in che senso l’IRC concorre all’educazione scolastica di coloro che se ne avvalgono, risulta opportuna la lettura di una nota pastorale della CEI del 1991, titolata: “L’insegnamento della religione cattolica nella scuola pubblica. Significato e portata di un servizio educativo”. Tale documento mette in risalto in modo particolare i seguenti aspetti:

l'insegnante di religione cattolica (IdRC) come educatore;

Come si è detto nella sezione “IRC e Normativa”, ogni IdRC, per poter esercitare il suo ruolo di insegnante a scuola, dev’essere in possesso di un’idoneità comprovata dalla competente autorità ecclesiale locale (il Vescovo). Tale idoneità, dal punto di vista della comunità ecclesiale, assume un grande valore in ottica educativa.
Infatti, secondo quanto affermato dalla già citata nota pastorale della CEI del 1991, ogni IdRC è educatore in quanto:

• sviluppa verso i suoi alunni un rapporto educativo ricco di amicizia e di dialogo tale da suscitare in loro l’interesse verso una disciplina alla cui base sta la ricerca della verità
• vive la sua testimonianza di fede come credente proprio attraverso la sua “passione educativa”, cioè nell’accompagnare i suoi studenti nel cammino di istruzione scolastica con pazienza e professionalità
• si comporta come un vero professionista dell’istruzione, cercando di sviluppare sempre più alcune doti essenziali al suo compito: capacità progettuale e valutativa, relazionalità, creatività, apertura all’innovazione, costume di ricerca e di sperimentazione
• si impegna ad essere “uomo della sintesi” in un triplice senso:
– fa sintesi fra il vangelo e la cultura, attraverso una sapiente mediazione fra i piani teologico, culturale, pedagogico e didattico dell’insegnamento
– fa sintesi fra le attese dei suoi alunni e la maturazione della loro persona, sviluppando il loro senso critico e la loro responsabilità in un clima di dialogo aperto e rispettoso
– fa sintesi fra la comunità ecclesiale e quella scolastica, cercando di tessere relazioni significative con gli altri colleghi e con i genitori dei suoi alunni
• vive una spiritualità incarnata, umana ed evangelica, esprimendo al meglio delle sue possibilità quella eminente vocazione sociale e laicale che è l’insegnamento scolastico

A queste indicazioni della CEI fanno da eco le parole rivolte da papa Benedetto XVI nel suo “Discorso agli insegnanti di religione cattolica” di sabato 25 aprile 2009, in aula Paolo VI a Roma:

“Esiste un nesso che lega l’insegnamento scolastico della religione e l’approfondimento esistenziale della fede, quale avviene nelle parrocchie e nelle diverse realtà ecclesiali. Tale legame è costituito dalla persona stessa dell’insegnante di religione cattolica: a voi, infatti, oltre al dovere della competenza umana, culturale e didattica propria di ogni docente, appartiene la vocazione a lasciar trasparire che quel Dio di cui parlate nelle aule scolastiche costituisce il riferimento essenziale della vostra vita. Lungi dal costituire un’interferenza o una limitazione della libertà, la vostra presenza è anzi un valido esempio di quello spirito positivo di laicità che permette di promuovere una convivenza civile costruttiva, fondata sul rispetto reciproco e sul dialogo leale, valori di cui un Paese ha sempre bisogno”.

lo studente di IRC come educando;

Ogni studente di IRC è riconosciuto come un vero protagonista della relazione educativa scolastica: la possibilità data agli studenti e alle loro famiglie di scegliere se avvalersi o meno dell’IRC, osservata in ottica pedagogico-educativa, assegna un notevole valore allo studente. Infatti egli è considerato:

• soggetto attivo, cioè pienamente partecipe dei suoi processi di apprendimento scolastici
• soggetto responsabile, in quanto ha scelto, concordemente alla sua famiglia, di aderire all’IRC e di impegnarsi in prima persona in un cammino di crescita culturale, confrontandosi con la religione cattolica in dialogo con altre religioni e altri sistemi di significato; tale libertà di scelta non va, evidentemente, confusa con la scelta di credere o meno: la partecipazione all’IRC, infatti, non necessita dell’adesione alla fede della Chiesa Cattolica
• soggetto rispettabile nella sua libertà di coscienza, e che va educato in modo da promuovere, in ogni età evolutiva, l’esercizio naturale del suo interrogante raziocinio
• soggetto competente, in quanto interrogante, aperto alla ricerca del vero e ritenuto già in possesso dell’umano desiderio di dar senso al suo vivere confrontandosi con la cultura religiosa.

La possibilità di scelta dell’IRC ha, quindi, un suo significato positivo nei riguardi degli alunni intesi come educandi attivi, responsabili, rispettabili e competenti. Come riportato nella nota pastorale della CEI del 1991, la scelta dell’IRC “mette in luce e promuove il valore di quella libertà di coscienza che, se bene educata, porta a operare scelte mature e responsabili di fronte a contenuti impegnativi inserendosi con singolare incisività nei dinamismi della scuola, finalizzati a rendere l’alunno sempre più protagonista della propria formazione”.

il ruolo della famiglia nell'istruzione religiosa;

I genitori e gli stessi giovani studenti sono soggetti protagonisti della scelta dell’IRC e della sua attuazione.
È importante chiarire e approfondire il significato di questa scelta offrendo ai genitori occasioni di dialogo e di confronto. Il dialogo è il confronto con le famiglie può essere sviluppato dagli IdRC:

• sostenendole nel motivare i loro figli alla scelta per l’IRC, superando eventuali mentalità di delega
• rendendole sempre più consapevoli della loro responsabilità di accompagnare la loro opera con un costante interessamento.

A loro volta i genitori possono sostenere l’IRC verificando che questo insegnamento venga garantito con competenza e professionalità dai docenti che lo impartiscono. Questo rende la famiglia veramente corresponsabile dell’opera educativa scolastica svolta dall’IRC.

Così tra famiglia e IRC si può realizzare un rapporto di collaborazione, come sottolineano le parole pronunciate da Papa Giovanni Paolo Il in occasione del simposio europeo sull’Insegnamento della Religione Cattolica, tenutosi a Roma nel 1991:
“Incoraggio di cuore tutte le famiglie e, in particolare i genitori cattolici, consapevoli oggi del gravoso compito educativo che è loro affidato, a scegliere l’insegnamento religioso per i propri figli e a rendersi, nello stesso tempo, responsabili e protagonisti, insieme ai docenti di religione e agli stessi giovani, del cammino di progresso di tale insegnamento”.

l'IRC come risorsa educativa della società.

L’IRC rappresenta un patrimonio di valore che appartiene alla scuola, e quindi a tutti coloro che, a vario titolo, sono coinvolti nel processo educativo. Tra questi con-partecipanti all’opera educativa della scuola, oltre alle famiglie, ci sono anche la comunità civile e la comunità ecclesiale.

• Per ciò che riguarda il valore educativo dell’IRC rispetto alla comunità civile è possibile notare che:
– concorre alla formazione di cittadini capaci di dialogo e rispettosi della dignità delle persone, indipendentemente dalla loro appartenenza religiosa o culturale
– promuove la libertà in materia religiosa, in quanto fonda l’insegnamento della religione sul rispetto della libertà di coscienza degli alunni
– sviluppa una precisa visione della laicità, intesa come convivialità delle differenze religiose in una società sempre più caratterizzata dal pluralismo culturale

• Rispetto, invece, al legame con la comunità ecclesiale (diocesi e parrocchie) l’IRC:
– è uno strumento prezioso di conoscenza: anche gli studenti cattolici possono trovare nell’IRC uno spazio di approfondimento culturale della loro fede
– è prezioso per intercettare le istanze di ricerca del mondo giovanile e di cui la Chiesa è chiamata a farsi carico pastoralmente fuori dalla scuola
– sviluppa una ricerca di senso in ambito religioso fondata sull’esercizio del dialogo ragionevole ed autentico, evitando derive sia fideistiche sia razionalistiche nel modo di interpretare la fede da parte degli studenti cattolici

Come ha chiaramente espresso il papa Giovanni Paolo II in un sua Lettera al Presidente della CEI, del 31 dicembre 1985: “La proposta del genuino e integrale messaggio della salvezza, annunciato da Cristo, secondo le esigenze e capacità degli alunni, è un doveroso servizio reso alle nuove generazioni e non può che contribuire alla crescita religiosa e civile della nostra società”.